http://phiary.com/diary/daria
Quando, di recente, Marco è tornato a chiedere la mia amicizia e mi ha detto che non mi avrebbe mai dimenticato, non ho provato niente, al di là di un incredulo sgomento: "e ora che vorrà da me?". alla fine è stato liberatorio sentirlo e fare due chiacchiere senza dire niente, soprattutto perché avevo chiuso ogni contatto in modo violento e definitivo. lo meritava, lui con la connivenza di quella sottospecie di femmina subumana della sua fidanzatina, era stato miserabile. gli esseri umani possono diventare così gretti quando difendono il proprio orticello pieno di erbacce. in passato abbiamo mentito e sfruttato le situazioni per il nostro tornaconto o per bieca vendetta. tradimenti, insulti striscianti ed accuse ingiuste. la storia si ripete, a volte. ma questa volta no. Il tempo è un gran maestro, o forse sono gli anni che pesano, i problemi a lavoro e quelle cose che purtroppo non cambiano. Allora anche Marco, con tutto il bene che gli ho voluto (è stato comunque uno dei miei migliori amici, il ragazzo dall'umanità trasbordante, quello che mi ha reinsegnato ad apprezzare il valore di un abbraccio e il linguaggio senza parole, e altro ancora), e nonostante il male che c'è stato, anche lui può starci, ad una certa distanza, ovviamente.
perché quando una cosa si rompe per sbadataggine, in millle piccoli pezzi, non si riaggiusta più, e pochi anni sembrano un secolo. tu sei già altrove. quello che non hai condiviso, quello che non hai detto o fatto, sono solo dei dettagli insignificanti, perché fanno parte di una te che non esiste più e della quale non ti importa, ora che stai vivendo un'altra vita.